2. La didattica

Nella lettera di pre-candidatura del novembre 2014 sostenni che una stella polare del mio programma doveva essere la centralità dello studente. Si entra nell’Università in un’età della vita dove nella mente si affollano curiosità, spirito di avventura, sogni, utopie, ambizioni, desiderio di costruire il proprio futuro plasmando istinto e talento in conoscenza e professionalità, fino alla compiuta scoperta della propria identità. L’Università deve improntarsi ai principi di accoglienza, rigore, impegno e dedizione. Per realizzare ciò al meglio occorre una continua ricerca finalizzata a concretizzare l’innovazione e metterla al servizio della didattica.

Questi alcuni obiettivi basilari: 

  • metodi didattici innovativi che sfruttino tutte le potenzialità tecnologiche esistenti,
  • realizzazione di servizi alla didattica di elevata qualità ed efficienza,
  • azioni di miglioramento per il conseguimento di percorsi formativi congrui con i crediti, riflettendo seriamente sull’effettiva valenza pedagogica del credito formativo universitario, piuttosto che sulla sua applicazione burocratica,
  • valorizzazione e potenziamento di laboratori integrati didattica-ricerca al fine di immergere la didattica – soprattutto quella del biennio magistrale – nei percorsi della ricerca d’avanguardia,
  • intensificazione dell’orientamento nelle scuole superiori, del tutoraggio in itinere, dell’accompagnamento per l’inserimento nel mondo del lavoro nei 4-5 anni del post-laurea al fine di avere dati significativi e attendibili per le modifiche ordinamentali e regolamentari,
  • sviluppo di didattica on-line e stimolo a tutte le attività laboratoriali e seminariali. 

E’ fondamentale procedere, in questa direzione, studiando assiduamente quanto si realizza in altri Atenei italiani ed esteri, e adottando le buone pratiche che il confronto farà emergere. Sarà importante proseguire con la destinazione di fondi per il tutoraggio attivo, un tutoraggio attento alla persona e individualizzato, volto a migliorare la qualità dell’apprendimento, secondo l’idea della dignità per chi studia.

Il diritto allo studio deve manifestarsi nella capacità dell’Università di garantire che il percorso formativo progettato rispetti il “cronoprogramma” per la massima parte di studenti. La scommessa e la sfida che ci attendono è garantire contemporaneamente “qualità” e “quantità” dei nostri laureati. Tutto ciò anche nel quadro delle nuove regole sui costi standard come elemento per l’attribuzione di quote vieppiù crescenti di FFO, pur con la considerazione che urge una revisione dei meccanismi di valutazione dei suddetti costi secondo criteri di maggiore razionalità e giustizia. Giova sottolineare infatti, che il criterio attualmente adottato per la definizione del costo standard non è accettabile, presentando storture metodologiche evidenti. Sarà essenziale adottare una politica a livello CRUI che inverta questa tendenza (vedi documento CUN 14 gennaio 2015).

Se le politiche per la didattica fanno parte degli obiettivi strategici, l’Ateneo dovrà incentivare le buone pratiche e i docenti che s’impegnano per il miglioramento concreto della didattica. 

 

2.1 L’offerta formativa 

La nostra Università, soprattutto per quanto attiene ai corsi di laurea magistrale, ha assoluto bisogno di una progettualità che innovi. Bisogna creare percorsi fortemente legati alle eccellenze della ricerca, alla pluridisciplinarietà e, laddove possibile, ad una sinergia col territorio e con le sue attività produttive in vista degli sbocchi occupazionali. Così renderemo attrattive e competitive queste “specializzazioni magistrali”. È da potenziare, inoltre, lo sviluppo di ulteriori lauree magistrali in lingua inglese tali da attrarre studenti di diverse nazionalità.

Sui percorsi triennali, viceversa, l’obiettivo è un irrobustimento di essi, magari prevedendo, se necessaria, una contrazione a favore dei percorsi magistrali. Sarà necessario realizzare percorsi formativi mirati alla costruzione di un’importante e solida preparazione di base unita, se possibile, all’individuazione di competenze professionalizzanti legate alle esigenze del mondo del lavoro, su scala locale, nazionale ed internazionale. In questo senso l’obiettivo di miglioramento per i corsi di studio triennali dovrà essere duplice: 

  • un impegno deciso affinché siano fornite competenze e conoscenze tali da consentire l’approccio alla soluzione di problemi nelle più disparate situazioni lavorative,
  • un’accurata attenzione al mondo del lavoro. 

Abbiamo di fronte una sfida: garantire una elevata qualità dei laureati in età quanto più possibile precoce, al fine di immettere nel mercato del lavoro globale giovani di età media più bassa rispetto a quella attuale.

Per coordinare e razionalizzare le proposte innovative relative all’offerta formativa di cui sopra, le Scuole potrebbero essere un interessante arena in cui maturino proposte interdisciplinari, sfruttando la presenza di rappresentanti di più Dipartimenti che consentono di individuare potenziali cicli formativi d‘intersezione.

Da considerare altresì un’azione decisa per semplificare – attenzione, esaltando quindi l’aspetto valutativo e non meramente burocratico – le procedure di valutazione AVA dei corsi di studio. E’ giusto avere un quadro reale della efficienza di un corso di studio, ma dobbiamo rendere il più possibile semplice la procedura, per poter destinare tempo e risorse umane più che al processo valutativo in sé, alle funzioni realmente didattiche e di miglioramento della qualità. Sarà importante fornire adeguato supporto ai Consigli di Corso di Studio, ai loro Presidenti e ai Gruppi di Autovalutazione per gli adempimenti in oggetto. In questo quadro è imprescindibile una riflessione che porti a revisionare il processo di valutazione della didattica da parte degli studenti adottando forme autonome ed aggiuntive rispetto ai requisiti ANVUR, con formulazione di domande che rivolgano specifica attenzione alla qualità dell’apprendimento, con il coinvolgimento di competenze varie e complementari.

Infine, altro obiettivo significativo riguarda la cosiddetta “formazione continua” per la quale il nostro Paese è drammaticamente indietro rispetto alla media europea. E’ indispensabile studiare forme di adult and continuing education individuando percorsi ad hoc, considerando che potrebbero originare finanziamenti aggiuntivi per l’Ateneo. Un’azione per attivare un’offerta didattica con corsi on-line dovrebbe partire da questa interessante prospettiva. Strumenti di notevoli potenzialità in questa direzione potrebbero diventare la IUL, Italian University Line, ora costituita unicamente dal nostro Ateneo e da Indire (si pensi alla positiva esperienza di Unitelma di Roma La Sapienza). Essa, agendo in sintonia e sinergia con l’Ateneo ed espandendo la sua azione a tutte le discipline interessate, anche in collaborazione con la Firenze University Press, concorrerebbe a rendere più competitiva la nostra Università. 

 

2.2 Il dottorato di ricerca 

La visione del terzo ciclo della formazione come “primo stadio” dell’attività di ricerca nelle Istituzioni pubbliche e private è sicuramente decisiva, ma dobbiamo avere consapevolezza che esso deve essere anche volano per il trasferimento di conoscenza e innovazione nelle imprese, nella pubblica amministrazione, nelle professioni e in tutte le attività produttive. Da non trascurare inoltre, anzi valorizzare con energia, il ruolo che può svolgere per la cosiddetta “formazione continua” dei quadri dirigenti nei vari comparti del settore pubblico e privato.

In questa cornice è indispensabile un’azione di revisione significativa dell’attuale normativa in tema di accreditamento e requisiti minimi.

Vari strumenti dovremo mettere in atto per potenziare nel nostro Ateneo i dottorati: 

  • investire in incremento di borse di studio di Ateneo,
  • incentivare la creazione di percorsi dottorali in collaborazione con le imprese sfruttando le recenti novità normative,
  • aumentare i fondi per la mobilità dei dottorandi,
  • incrementare il numero di dottorandi stranieri,
  • coinvolgere studiosi di altre Università italiane o straniere per lezioni, seminari, etc.,
  • identificare i percorsi dottorali in grado di recare un effettivo valore aggiunto all’alta formazione e alla ricerca innovativa,
  • definire indicatori quantitativi che possano consentire una valutazione ex-post della qualità dei vari corsi di dottorato attivati.

 Il dottorato di ricerca ha assoluta necessità di una forte guida politica con un Delegato del Rettore che, coordinandosi con i Pro-Rettori alla didattica e alla ricerca, nonché con il Pro-Rettore alle relazioni internazionali e avvalendosi di un ufficio efficiente ad esso dedicato, possa indirizzare la politica dell’Ateneo sul tema.

Da valutare, in questo senso, se non possa essere un obiettivo per dare maggior propulsione al dottorato la creazione all’interno dell’Ateneo di un Istituto di Studi Superiori per l’Alta Formazione (ISSAF-Firenze 1859) in analogia a quanto realizzato presso l’Università di Ferrara (Istituto Universitario di Studi Superiori, IUSS-Ferrara 1391) e idealmente in continuità storica con l’Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento di Firenze fondato nel 1859. Detto Istituto avrebbe la finalità di potenziare gli studi superiori presso il nostro Ateneo con lo scopo di coordinare e promuovere i corsi di dottorato di ricerca presso l'Università di Firenze. Ad esso potrebbero afferire tutti i corsi di dottorato, le scuole di specializzazione, i master ed eventuali altre iniziative legate al terzo ciclo della formazione, quali Summer School, Workshop, etc. 

 

2.3 Un sistema regionale dell’alta formazione

 Il tema del rapporto fra le sette Istituzioni universitarie toscane e la Regione è sicuramente strategico. I tempi sono maturi per dare nuovo e più concreto vigore al Co.Re.Co. Università toscane con azioni volte a mettere in atto obiettivi che ci consentano in tempi brevi di avere, accanto alle singole Università, anche un sistema regionale toscano dell’alta formazione. Gli ambiti su cui costruire iniziative incisive sono: 

  • corsi di laurea inter-Ateneo, soprattutto magistrali, incentivando accorpamenti ed evitando “doppioni”,
  • dottorati di ricerca, rivalutando e potenziando il Progetto Pegaso, con percorsi dottorali fortemente innovativi, attrattivi e legati ad un’effettiva possibilità di fruizione sul territorio,
  • formazione continua degli adulti, creando un Polo Regionale governato del sistema universitario toscano che, interconnettendosi col mondo del lavoro, possa costruire strumenti innovativi e percorsi di formazione flessibili plasmati sulle reali esigenze di aggiornamento e di valorizzazione delle risorse umane.

E’ opportuno ricordare che un ottimo volano per far decollare un’idea nuova di alta formazione e ricerca su scala regionale è rappresentato dal virtuosissimo percorso intrapreso dai sistemi bibliotecari dei tre grandi Atenei, i quali sul piano della integrazione regionale hanno tracciato un sentiero che, da pionieristico, si è già dimostrato proficuo e fruttuoso.

In questo quadro sarà ineludibile l’istituzione di un tavolo di concertazione con la Regione Toscana per individuare strumenti di stimolo e incentivazione, quali finanziamenti mirati, istituzione di “card” speciali valide in tutto il sistema di trasporti pubblici della Regione per studenti e docenti e quant’altro possa rivelarsi elemento catalizzatore di questo programma innovativo, ossia un’effettiva, concreta sinergia sul territorio regionale fra le sette istituzioni universitarie toscane che collaborano intensamente, fra loro e con la Regione.