Atmosfera molto calda e Colleghe e Colleghi dell’area biomedica assai partecipi. Tutti gli interventi analizzano in modo efficace la situazione di disagio e di malessere con una forte richiesta di nuovo protagonismo dell’Università nelle Aziende Ospedaliero-Universitarie. A fronte di una “diagnosi” condivisa dai presenti e dai due candidati, si affrontano dialetticamente due posizioni diverse per quanto attiene alla “terapia” da somministrare nel prossimo sessennio.

Io non credo che lo strumento del Cossum possa essere efficace: la storia di questi anni lo ha dimostrato, un organo collegiale di scarsa incisività, scorrelato dalla Comunità, che ha trovato oggettivamente difficoltà nella concertazione con le Aziende e questo nonostante la presenza e l’impegno costante diretto del Rettore. Elisabetta ritiene invece che con una nuova direzione politica possa ben funzionare ed essere un elemento di riconquista di protagonismo. Io ritengo che la corretta interfaccia fra una direzione politica forte, che riporti i termini “concertazione” e “integrazione” al loro originale significato, e l’area medico-sanitaria debba essere incarnata nella figura di un Pro-Rettore ad hoc affiancato da un team che potrebbe essere costituito dai cinque Direttori di Dipartimento e, consultivamente, anche dalle rappresentanze sindacali. M’impegno ad essere severo garante circa la non sussistenza di conflitti d’interesse da parte del Pro-Rettore nell’esercizio delle sue funzioni. Alla domanda secca su come selezionerò il Pro-Rettore ho risposto citando il programma: competenza, esperienza ed analisi e condivisione con l’intera comunità medica. Ho inoltre aggiunto, incalzato dall’uditorio, che dovrà aprire una nuova fase di grande unità nel tessuto sociale e professionale della medicina universitaria, che solo un clinico può avere le competenze richieste e che sarà indispensabile una personalità di alto profilo, nonché capace di unificare e suturare definitivamente divisioni interne che indeboliscono la politica dell’Ateneo in questo settore strategico.

Ho aggiunto che persone di tale caratura ne esistono sicuramente in numero consistente nell’Area e che, con pazienza e grazie al mio impegno di “grande mediatore”, si troverà la migliore soluzione. Qualche scintilla sulla trasparenza del Dipint che a mio modo di vedere non è stata in linea con la politica altamente virtuosa di Alberto Tesi circa la totale trasparenza nel governo dell’Ateneo. Un dibattito bello, partecipato, anche dialettico e frizzante che ha ancora una volta evidenziato la vitalità del nostro Ateneo.